Dopo avere scelto i sensori in funzione dell'ambiente da proteggere, è possibile scegliere la centrale più adatta.
Solitamente la centrale provvede anche all'alimentazione dei sensori, e per questo motivo deve essere collegata alla tensione di rete: quando questa manca, un accumulatore provvede ad alimentare l'intero impianto.
La centrale deve fornire le indicazioni sullo stato del sistema di allarme: servizio o riposo, pronto all'inserimento, funzionalità dell'alimentazione, memoria degli allarmi. E' opportuno disporre di più circuiti di ingresso, uno per ogni sensore: talvolta, per economia, allo stesso ingresso vengono collegati più sensori, soprattutto di tipo perimetrale, ma in questo modo si perde la possibilità di identificare il sensore che ha provocato l'allarme, ed anche la possibilità di generare allarmi successivi al primo, se il primo sensore è rimasto in allarme.
Per ogni circuito di ingresso, la centrale deve fornire indicazioni relative allo stato attuale, ed alla memoria di eventuali allarmi. La centrale esclude automaticamente il circuito di ingresso che ha generato tre allarmi, mantenendo la funzionalità degli altri ingressi; questa funzione limita gli allarmi in caso di guasto dei sensori.
Spesso la centrale prevede la possibilità di esclusione di singoli sensori, che può essere utile in caso di guasto, ma non è molto comoda per l'utilizzo parziale del sistema.
Ogni centrale dispone di un organo di comando, per il corretto utilizzo del sistema di allarme e di eventuali funzioni accessorie. L'organo di comando può prevedere anche stati di servizio parziale, che permettono l'utilizzo di alcuni locali mentre in altri locali è attiva la protezione antiintrusione.
La centrale è dotata di temporizzatori programmabili, che determinano la durata dell'allarme, ed i ritardi di entrata ed uscita.

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